Anassanità ha contribuito fin dalla prima fase progettuale mettendo a disposizione l’esperienza delle Organizzazioni di Volontariato nel trasporto sanitario. Il Presidente nazionale Marco Lorentini: «Prima la persona, poi l’appropriatezza del servizio. Solo dopo disponibilità, prossimità e trasparenza del preventivo».
Dopo l’anteprima dello scorso anno al REAS, Tuambulanza è online e operativa. La prima app in Italia per prenotare il trasporto sanitario sarà presentata al pubblico e agli operatori del settore in occasione del REAS 25° Salone Internazionale dell’Emergenza, in programma dall’8 al 10 ottobre 2026 al Centro Fiera Montichiari.
Un passaggio importante per il settore del trasporto sanitario programmato e non urgente, che oggi incontra una domanda sempre più complessa da parte di cittadini, famiglie, caregiver, strutture sanitarie e persone fragili. In questo percorso, Anassanità ha contribuito fin dalla prima fase progettuale portando il punto di vista delle Organizzazioni di Volontariato, con un principio chiaro: la tecnologia deve semplificare l’accesso al servizio, ma senza perdere di vista l’appropriatezza del trasporto.
Presidente Lorentini, perché Anassanità ha deciso di contribuire al progetto Tuambulanza?
«Perché siamo partiti da un bisogno reale delle persone. Chi necessita di un trasporto sanitario programmato spesso deve cercare autonomamente un’organizzazione, verificare la disponibilità di un mezzo, spiegare più volte le proprie necessità e richiedere un preventivo. La tecnologia può rendere questo percorso molto più semplice. Anassanità ha contribuito già nella prima fase di sviluppo progettuale portando però un principio che per noi è fondamentale: nel trasporto sanitario non basta trovare un mezzo disponibile. Bisogna trovare il mezzo appropriato».
È questa la caratteristica che distingue Tuambulanza?
«È certamente uno degli elementi sui quali abbiamo maggiormente concentrato la nostra attenzione. Non tutte le ambulanze sono uguali, così come non sono uguali le esigenze delle persone. Cambiano le caratteristiche del mezzo, le dotazioni necessarie, la composizione dell’equipaggio e il tipo di assistenza richiesta durante il trasporto. Per questo il processo deve partire dalla persona. Prima dobbiamo comprendere quale servizio sia necessario. Poi possiamo cercare, tra gli operatori disponibili, quelli in grado di rispondere correttamente a quella necessità. È il significato stesso che attribuisco al nome del progetto: Tuambulanza non ti propone un’ambulanza qualsiasi. Ti propone la tua. Quella più adatta alle tue esigenze».
Quindi non è “l’ambulanza più vicina” a essere necessariamente quella giusta?
«Esattamente. La prossimità è importante, così come lo sono la disponibilità e la trasparenza del prezzo. Ma vengono dopo un requisito fondamentale: l’appropriatezza. Il modello sul quale stiamo lavorando parte dal bisogno della persona, passa dalla valutazione del servizio necessario, individua mezzo ed equipaggio idonei e solo a quel punto mette in relazione disponibilità, prossimità e preventivo. Questo è il punto che distingue un servizio di trasporto sanitario da un normale servizio di mobilità. Un’ambulanza non è semplicemente un veicolo e un equipaggio non è semplicemente un conducente. Dietro ogni trasporto ci sono mezzi, dotazioni, competenze e responsabilità».
Qual è stato il contributo di Anassanità nella fase progettuale?
«Abbiamo portato ciò che conosciamo meglio: l’esperienza operativa delle Organizzazioni di Volontariato. Abbiamo contribuito al confronto sulle caratteristiche dei mezzi, sulle dotazioni, sulle esigenze degli equipaggi e sulle diverse necessità che possono presentarsi durante un trasporto. È un contributo importante perché permette di progettare la tecnologia partendo anche dalla prospettiva di chi il servizio dovrà concretamente realizzarlo. Anassanità non vuole essere semplicemente una rete che mette a disposizione ambulanze. Vogliamo mettere a disposizione conoscenza, esperienza operativa, organizzazioni, mezzi ed equipaggi».
Tuambulanza può essere confusa con un servizio di emergenza?
«No, e su questo dobbiamo essere molto rigorosi. Tuambulanza riguarda esclusivamente il trasporto sanitario programmato e non urgente. Non sostituisce e non deve in alcun modo sovrapporsi al sistema pubblico dell’emergenza 112/118. Questa separazione deve essere evidente nella comunicazione, ma soprattutto deve essere incorporata nel funzionamento stesso della piattaforma. In presenza di un’emergenza sanitaria il riferimento resta sempre il sistema istituzionale dell’emergenza».
La collaborazione di Anassanità continuerà nelle prossime fasi?
«Assolutamente sì. Abbiamo dato il nostro contributo nella fase iniziale e abbiamo offerto la più ampia collaborazione per tutte le successive fasi di sviluppo, sperimentazione e valutazione. Possiamo mettere a disposizione l’esperienza delle nostre organizzazioni e degli equipaggi per verificare sul campo che ciò che viene progettato tecnologicamente funzioni anche nella realtà operativa. È questo, secondo me, il metodo corretto: far dialogare chi sviluppa la tecnologia con chi quotidianamente eroga il servizio. La tecnologia conosce dati e disponibilità; le organizzazioni conoscono mezzi, equipaggi, territorio e bisogni reali. Il valore nasce dall’incontro di queste competenze».
Quale potrebbe essere l’obiettivo finale?
«Costruire un modello capace di rendere l’accesso al trasporto sanitario programmato più semplice, trasparente e orientato ai bisogni, valorizzando contemporaneamente la capacità operativa delle Organizzazioni di Volontariato. La piattaforma può mettere in relazione il bisogno della persona con la capacità disponibile sul territorio, ma deve farlo secondo criteri di qualità e appropriatezza. Se questo modello funzionerà, potrà rappresentare anche un’esperienza replicabile su scala più ampia. Ma dobbiamo mantenere fermo il principio dal quale siamo partiti: prima viene la persona, poi viene la tecnologia. Perché Tuambulanza non deve semplicemente trovare un’ambulanza. Deve trovare la tua ambulanza».
Per Anassanità, la presentazione di Tuambulanza al REAS rappresenta dunque non solo il lancio operativo di una piattaforma digitale, ma anche l’occasione per ribadire una visione del trasporto sanitario fondata su responsabilità, competenze e prossimità reale ai bisogni specifici delle persone.
«Prima la persona. Prima l’appropriatezza. Poi la tecnologia trova la tua ambulanza», conclude Lorentini.