Dopo il confronto di Roma sull’intelligenza artificiale nell’emergenza-urgenza organizzato da ARES118, il Presidente nazionale di ANASSANITÀ rilancia il ruolo degli equipaggi delle Organizzazioni di Volontariato: «L’IA deve aumentare le capacità dell’uomo, non sostituirle. Pronti a collaborare alla progettazione e sperimentazione delle nuove tecnologie».
Quale ruolo avranno l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie nel futuro del sistema 118? E, soprattutto, quale contributo potrà arrivare da chi ogni giorno opera sulle ambulanze e incontra il paziente sul territorio?
La riflessione di ANASSANITÀ nasce dal confronto che si è svolto a Roma il 30 settembre 2026, organizzato da ARES118, dedicato all’impiego dell’intelligenza artificiale nell’emergenza-urgenza. Un appuntamento che ha riunito alcune delle principali realtà italiane del 118 e portato alla sottoscrizione della Dichiarazione di Intenti di Roma, con l’obiettivo di avviare un percorso comune di condivisione di esperienze, conoscenze, casi d’uso e criticità legate all’utilizzo dell’IA nel soccorso.

In questo contesto si inserisce l’intervento di Marco Lorentini, Presidente nazionale di ANASSANITÀ, che pone al centro un punto essenziale: se l’intelligenza artificiale è destinata a entrare sempre di più nel sistema dell’emergenza-urgenza, la sua introduzione deve coinvolgere anche chi il soccorso lo pratica quotidianamente sul territorio. Richiamando i principi della Carta di Catania, Lorentini ha sottolineato la necessità di sviluppare nuove tecnologie mantenendo centrali competenze, responsabilità ed esperienza degli operatori.
«Gli equipaggi delle Organizzazioni di Volontariato sono una componente operativa essenziale della rete territoriale del soccorso. Non sono semplici esecutori di una missione: raggiungono il cittadino, valutano lo scenario, prestano assistenza e trasformano ciò che osservano sul territorio in informazioni utili alla Centrale Operativa e al successivo percorso ospedaliero del paziente».
L’ambulanza diventa così un vero nodo informativo e operativo della rete dell’emergenza-urgenza. Una funzione che, secondo ANASSANITÀ, deve essere considerata anche nella progettazione degli strumenti basati sull’intelligenza artificiale.
«L’IA deve aumentare le capacità dell’uomo, non sostituirle. La tecnologia deve lavorare mentre noi lavoriamo, non costringerci a lavorare per lei: meno inserimenti ripetitivi e complessità, migliore circolazione delle informazioni e maggiore integrazione tra equipaggi, Centrale Operativa e ospedale».
Da qui la proposta di coinvolgere direttamente Organizzazioni di Volontariato e soccorritori nella progettazione, sperimentazione e valutazione delle nuove soluzioni tecnologiche destinate al 118. ANASSANITÀ, rete nazionale che riunisce oltre 200 enti del Terzo Settore attivi anche nell’assistenza sanitaria, nel trasporto in ambulanza e nella Protezione Civile, mette a disposizione del sistema l’esperienza maturata quotidianamente sul territorio.
«Siamo pronti a collaborare in tutte le fasi: dall’individuazione dei bisogni operativi alla sperimentazione sul campo, fino alla valutazione delle soluzioni adottate. Chi utilizzerà queste tecnologie deve poter contribuire anche a progettarle».
L’obiettivo non è introdurre tecnologia fine a sé stessa, ma utilizzare l’innovazione per semplificare il lavoro, migliorare la qualità delle informazioni e aumentare il tempo dedicato all’assistenza.
«Ogni nuova tecnologia destinata al soccorso dovrebbe essere valutata partendo da una domanda molto semplice: quanto tempo restituisce al soccorritore? Perché restituire tempo al soccorritore significa restituire tempo al paziente».
Una visione che ANASSANITÀ sintetizza in tre obiettivi: più informazioni utili, meno complessità, più tempo per il paziente.